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Eddie Brock a SPOT | IL PODCAST: “A Sanremo vogliono il giochino, non l’intervista sulla canzone”

Maurizio Bonaccorti August 13, 2026

Dal passato da rapper al platino di Non è mica te, un artista che rifiuta i compromessi della comunicazione.

Eddie Brock è stato ospite di SPOT – Il Podcast, il programma che Michele Monina e Massimiliano Longo registrano dal vivo allo Spot Music Fest di Bareggio, davanti al pubblico dei giovani artisti del festival. Reduce dal suo primo Festival di Sanremo, il cantautore romano, nome d’arte di Edoardo Iaschi, porta un modo di stare nella musica che va controcorrente: dire le cose come stanno, anche quando converrebbe inventarsi una scusa più comoda. Nel frattempo il suo brano più noto, Non è mica te, ha appena conquistato il primo disco di platino.

Il nome preso da Venom e il passato da rapper

Il gioco parte subito, con Massimiliano Longo in maglietta di Spider-Man e Michele Monina in maglietta di The Punisher, a fare da spalla al nome dell’ospite. Eddie Brock, infatti, è il nome del personaggio Marvel alter ego di Venom, e Edoardo lo racconta così: suo zio faceva il fumettista e gli disegnava sempre Venom, così quando gli serviva un nome per le gare di freestyle si è preso quello.

Perché sì, prima di diventare cantautore Eddie Brock faceva il rapper. Uno scarso, ammette con ironia: le gare di freestyle le perdeva tutte, dalla prima all’ultima. Un allenamento alla sconfitta che, scherza, gli è tornato utile anche a Sanremo.

Sanremo, la caduta a calcio e l’ultimo posto

La settimana di Sanremo Eddie l’ha vissuta da uno che quel mondo non lo frequenta. Non guarda la televisione, spiega, e quindi non ne conosce le dinamiche, il che lo ha reso poco attrezzato a gestirne lo stress. L’unica cosa che non lo toccava era proprio il cantare, dove non ha ansia da prestazione, mentre tutto il contorno lo faceva sentire fuori posto.

A rendere il tutto più memorabile, una caduta durante una partita di calcio vera, giocata con l’agonismo di chi scende in campo sul serio. E l’ultimo posto finale, che a Sanremo ha una sua iconografia, da Vasco a Piotta passando per i Subsonica, e che nel suo caso era in qualche modo messo in conto con l’organizzazione.

Cento interviste e i giochini della ruota

Il passaggio più tagliente riguarda il circo delle interviste. A Sanremo, racconta Eddie, ne fai cento in sette giorni, e sempre più spesso quando provi a intervistare un artista in gara il momento diventa un altro: gira la ruota, ordina i cinque piatti, robe da influencer. Lui quella cosa la odio, dice senza giri di parole, perché vorrebbe parlare della canzone che porta, non prestarsi a un gioco.

Monina, che dall’altra parte quelle interviste le fa, ci si riconosce e rilancia: la differenza è farle a cento persone diverse cercando ogni volta di non cadere nel giochetto. Per Eddie quella deriva è quasi mortificante, perché svuota di senso il motivo per cui un artista è lì.

Il tour cancellato e la scelta di dire la verità

Il cuore della conversazione è il modo in cui Eddie ha gestito la comunicazione dopo l’esplosione del successo. Quando il suo tour è stato cancellato, a un certo punto è circolata perfino la voce che fosse morto. Invece di nascondersi dietro le solite formule sui problemi tecnici o logistici, ha scelto di raccontare le cose per come sono andate.

Monina lo definisce un caso raro, uno che dice quello che gli è successo senza esibire, come si fa di solito, abiti d’arlecchino sventolati come bandiere. Il principio di Eddie è semplice: non gli va di prendere in giro la gente. Se c’è un dato di fatto, lo dice, perché non lo considera un problema di immagine da gestire.

Rispetto per chi lavora, fastidio per chi parla a vuoto

Eddie tiene a chiarire un punto, per non essere frainteso: il suo fastidio non è verso i giornalisti. Chi ha il patentino ha studiato e sta facendo il lavoro che magari sognava da bambino, e per quello prova solo rispetto. Quello che non sopporta è il meccanismo per cui aprono bocca in tanti senza motivo, e il dover restare sempre nella linea giusta, sorridere e non poter rispondere neanche a una domanda stupida.

Da qui il suo modo di lavorare, che rivendica: cerca sempre di farsi capire e di spiegare quello che pensa, ma se una persona non ha voglia di capire, con lui non può lavorare. Sui temi che lo riguardano da vicino, dice, non ci sono tante versioni: c’è solo come sono andate le cose.

Dopo Sanremo, Eddie Brock ha raccontato un momento difficile in una trilogia di brani pubblicata a episodi: Atto I – Confessione, Atto II – Rabbia e Atto finale.

L’episodio è disponibile anche su Spotify, insieme a tutte le altre puntate di SPOT – Il Podcast.

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